Palinuro, la grande abbuffata

Non pensiate che la mia vacanza si sia limitata solo alla ormai famosa disfida di Palinuro, da molti considerata un vero e proprio scontro di civiltà tra me e Ciro-la-voce. Eh no! In quella settimana di vita-vissuta al villaggio turistico, sono stato colpito un altro aspetto dell’indole umana: l’innata ingordigia verso il cibo.
Infatti, in tale villaggio, a colazione, pranzo e cena vige il buffet libero come cita il sito internet: servizio di pensione completa che prevede, oltre agli antipasti, la scelta fra primi e secondi piatti, contorni e dessert, con acqua mineralizzata e vino locale, il tutto servito a buffet.

Domanda: secondo voi, la libertà del villeggiante di scegliere qualasiasi pietanza, in cosa si traduce?
Risposta: in un assalto al cibo con una veemenza equivalente a quella di una persona digiuna da settimane!

E così, arrivati nel ristorante del villaggio, si potevano osservare scene apocalittiche poco edificanti. Si iniziava con gli antipasti, ognuno prendeva una porzione che da sola sarebbe bastata a sfamare un’intera tribù africana …
Pizze, pizzette, crocche’, tartine farcite e non, formaggi, salami, prosciutti … solo per “stuzzicare” l’appetito. Seguivano “assaggi” dei due o tre primi piatti disponibili; ogni porzione doveva essere di almeno 400grammi altrimenti lo chef che serviva veniva minacciato eppoi seguivano battute del calibro “mica siamo a dieta!”. Il clou si osservava al momento dei secondi, quasi sempre cucinati alla brace. Carne o pesce, era indifferente, l’importante era procurarsi la maggior quantità di cibo possibile.

Nei pochi minuti di attesa dovuta alla fila per ritirare la sospirata pietanza, i vacanzieri approfittavano per digerire i kili di alimenti divorati con una voracità animalesca. Si tornava col piatto pieno di bistecche, salsicce o vari pesci, fieri di essere riusciti ancora una volta a sfamare la famiglia. Alcuni “usavano” la moglie incinta per essere agevolati nell’attesa, altri impiegavano i bimbi come scudi umani. Ognuno si costruiva la sua arma-non-convenzionale pur di strafogare senza pietà.

La razzia terminava con “lo scontro finale”, l’ultima rissa per procurarsi il dolce, la cacciagione prediletta di ogni villeggiante che si rispetti!

E così, giunti alla fine della battaglia, il ristorante svuotato sembrava un villaggio vietnamita appena distrutto da un bombardamento da parte dagli elicotteri americani come in una scena di “Apocalypse Now”.
Ogni singolo tavolo ove fino a qualche minuto prima pranzava una docile famiglia, invece, ricordava un campo annientato da uno stormo di cavallette assatanate.
Osservando questo spettacolo di follia collettiva tre volte al giorno per sette giorni, mi sono dovuto per forza dare una spiegazione razionale.

Cosa spingeva innocui individui a trasformarsi in selvaggi cacciatori primordiali?

All’inizio ho pensato che fosse quell’istinto preistorico presente in ognuno di noi legato alla sopravvivenza, mangiare per vivere. Poi, guardando meglio, ho capito che la spiegazione era molto più semplice, si trattava solo di ingordigia.
Non era importante avere fame o essere sazi, era vitale sfruttare al massimo la possibilità di mangiare a sbafo in quantità industriali, tanto era tutto già pagato.
Bastava alzarsi dal tavolo per andare a prendere un tovagliolino e si tornava invece con un pollo arrosto. La tentazione di procurarsi qualsiasi cosa in qualunque momento era troppo forte per non assecondarla, soprattutto perché gratis.
Anzi, l’idea di aver già pagato faceva scattare la molla del devo recuperare tutti i soldi che sti mariuli (ladri) si sono fregati.

Questo desiderio smodato di mangiare senza freni inibitori si diffondeva con l’effetto domino. Infatti, ognuno guardando l’altro pensava e che sono fesso io? Questo mangia ed io no? Mo’ gli faccio vedere io chi è il più furbo … e sotto con la “spesa” …
E così che nascono spirali incontrollate di “violenza” collettiva, imitando il peggio che ci sia e creando competizioni forvianti ed immotivate.

Ciro-la-voce su una cosa aveva ragione: nei villaggi regna la regola “sette kili in sette giorni”, all’ingrasso però.
E la stima di questa “dieta” è calcolata per difetto.

 

Palinuro, la grande abbuffata

 

MMo

Sono nato a Napoli nel 1970, laureato in Matematica ed Informatico di professione, da sempre sono appassionato di tecnologia e di Internet, di sport e di ecologia, di cinema e di libri ... Mi piace mischiare le mie passioni e da questi minestroni nasce faCCebook.eu

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Pubblicato su Luoghi e viaggi

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