Il demone napoletano

«Il napoletano è incivile», «a Napoli non volete lavorare», «il napoletano è sporco», «camorristi!», «non volete fare la raccolta differenziata, ve la meritate la spazzatura per strada!», «fuggite da quell’inferno finché siete in tempo» … e chi più ne ha più ne metta!
Sono solo un campionario delle frasi più “celebri” sulla nostra (martoriata) città.
Sono affermazioni vere? Oppure false? Ad ognuno il suo pregiudizio, io credo invece che siano soprattutto dichiarazioni ingiuste.
Eppure, da sempre, il napoletano sembra essere geneticamente diverso. Ne ebbi conferma quando, per un anno, lavorai presso una famosa banca a Milano come consulente informatico. Rotto il muro della diffidenza, spesso i miei colleghi lombardi mi chiedevano simpaticamente di canticchiare una canzone oppure di interpretare un sogno! Solo perché sono napoletano, secondo loro, avrei dovuto soddisfare tutti gli standard proposti dalla (peggiore) televisione.

Negli ultimi anni napoletano è divenuto un termine quasi dispregiativo. Più le molteplici emergenze-rifiuti sporcavano la città, più il napoletano veniva denigrato in Europa e nel mondo divenendo l’icona del malaffare, la feccia d’Italia.
Nell’immaginario collettivo, il simpatico napoletano truffaldino capace di piazzare il “pacco” ai turisti si è involuto in un essere violento, un barbaro costretto a sopravvivere nella jungla, il regno della camorra e dei corrotti.

I denigratori della città partenopea sono presenti in tutti gli strati, a partire dai mass media. Mi chiedo: possibile che i telegiornali, quando mandano in onda un servizio su Napoli, danno la parola sempre a personaggi strambi?
Disoccupati che esprimono concetti in una lingua incomprensibile, gente che urla in modo sgraziato, donne grasse che in vestaglia protestano per strada. Poi, per un’irrazionale par condicio, il giornalista intervista un illustre professore universitario della Federico II che, in modo quasi ineluttabile, spiega come l’inciviltà ed il degrado siano frutto della storia di Napoli, dal regno dei Borboni ad oggi.

Possibile che a Napoli vivano solo primitivi e scienziati?

E forse è proprio questo il paradosso della nostra bella città: in questo luogo ove il Supremo ha voluto regalare incantevoli bellezze naturali, coesistono gli eccessi, nel bene e nel male.
Basterebbe, invece, un tocco di normalità, una città senza eroi e martiri ove ogni singolo cittadino non facesse altro che … il proprio dovere.

Ci stiamo lavorando, credeteci.

… vedrai che cambierà, magari sarà vero, ma non cambierà mai niente se ci credo solo io …

 

MMo

Sono nato a Napoli nel 1970, laureato in Matematica ed Informatico di professione, da sempre sono appassionato di tecnologia e di Internet, di sport e di ecologia, di cinema e di libri ... Mi piace mischiare le mie passioni e da questi minestroni nasce faCCebook.eu

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