«Il ventre di Napoli», di Matilde Serao

Durante queste vacanze natalizie ho letto Il ventre di Napoli, un’inchiesta giornalistica scritta da Matilde Serao all’indomani del colera nel 1884 che colpì Napoli. Pagina dopo pagina, nei nove capitoli che compongono la prima parte di questa inchiesta, mentre scoprivo come era la Napoli di fine 1800 rivedevo la mia città così come è ancora oggi.

Sono trascorsi più di cento anni ma i propositi e le speranze dei napoletani di allora non si sono ancora realizzati e tutto (o quasi) è rimasto inalterato, dalla latitanza delle istituzioni ai problemi reali della città alla inciviltà presente in molti comportamenti dei miei concittadini, sempre avvezzi alle regole del vivere comune.
Chissà, forse è proprio la nostra storia che ci condanna ad essere oggi un popolo così anarchico?

Comunque, Il ventre di Napoli l’ho trovato un libro davvero illuminante a conferma che per capire chi siamo dobbiamo conoscere il nostro passato.

A fine inchiesta, nel 1884, Matilde Serao, prima che i nove articoli pubblicati con grande successo e risonanza su tutti i giornali del tempo diventassero un libro, chiese ed ottenne soltanto che alle nove puntate, diventate capitoli, fosse aggiunto il seguente Commiato.
Questa lettera la trovo emozionante e, pensando agli attuali problemi di Napoli, la girerei a chi di dovere.

Che ne pensate?

«qui finisce questo breve studio di verità e di dolore. Esso è troppo piccolo per contenere tutta la grande verità della miseria napoletana: troppo piccolo, sia permesso dirlo, per contenere l’umile e forte amore di un cuore napoletano. Opera incompleta di cronista, non di scrittore, uscito come un grido dall’anima, valga come ricordo, valga come preghiera. Serva per pregare chi può, per ricordare a chi deve: non abbandonate Napoli, ora che il colera è finito. Non la abbandonate di nuovo, presi dalla politica e dagli affari, non lasciate che agonizzi di nuovo questo paese che tutti dobbiamo amare. Fra le belle e le buone città d’Italia, Napoli è la più gentilmente bella, la più profondamente buona. Non la lasciate povera, sporca, ignorante, senza lavoro, senza soccorso: non distruggete, in lei la poesia d’Italia.»

Matilde Serao, (1884)

MMo

Sono nato a Napoli nel 1970, laureato in Matematica ed Informatico di professione, da sempre sono appassionato di tecnologia e di Internet, di sport e di ecologia, di cinema e di libri ... Mi piace mischiare le mie passioni e da questi minestroni nasce faCCebook.eu

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