Buoni pasto e le «trattenute» illegali

l carrello della spesa era stracolmo, la montagna di prodotti che strabordava da ogni angolo copriva completamente la mia figura e, ai più distratti, poteva sembrare che il carrello camminasse da solo.
Era lunedi, insieme a mia moglie ero al centro commerciale per i rifornimenti.
Spinsi quel tir carico di ogni bene fino alla cassa pronti a pagare il salato conto usando i nostri amatiticket, i buoni pasto che ricevo dalla mia società in sostituzione della mensa aziendale.
Giunti alla cassa, la gentile signorina ci informò che «la direzione aveva comunicato che da oggi è possibile pagare con i ticket fino al 50% del totale della spesa».

Fino a qualche settimana prima, usavamo i ticket per saldare l’intero importo. Addirittura era possible acquistare prodotti come la cyclette usando i buoni pasto per il prezzo totale!
Poi, per un breve periodo, come altri centri commerciali, supermercati e piccoli negozi, inserirono una tassazione del 5% su ogni ticket.

Alle mie proteste, tutti i commercianti rispondono con la stessa litania: «le società che gestiscono i ticket ci rimborsano con forti ritardi le somme anticipate e non possiamo più sostenere questi costi di gestione.»

Sarà vero?
Ma poi, anche se fosse, perché far ricadere sull’utente una disfunzione organizzativa del sistema?
Possibile che sempre l’ultimo anello della catena deve pagare i disagi?

La trattenuta sul ticket è una vera tangente, una tassa illegittima e non giusitificata. Preferirei che il centro commerciale dichiarasse chiaramente che non li accetta piuttosto che “rubarsi” una percentuale (che poi, guarda caso, è la stessa in tutti i negozi quasi come un accordo di cartello).

La tassa (illegale) sui ticket mi ricorda l’evasione fiscale dei grandi professionisti, come i luminari della medicina che, dopo la visita, ti rimandano al pagamento dalla segretaria che candidamente dichiara: «cento euro senza ricevuta oppure centoventi con ricevuta?»

MMo

Sono nato a Napoli nel 1970, laureato in Matematica ed Informatico di professione, da sempre sono appassionato di tecnologia e di Internet, di sport e di ecologia, di cinema e di libri ... Mi piace mischiare le mie passioni e da questi minestroni nasce faCCebook.eu

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Pubblicato su Lavoro
6 comments on “Buoni pasto e le «trattenute» illegali
  1. Frank ha detto:

    Questi buoni pasto vengono rilasciati per l’acquisto di un pasto al bar/ristorante e dovrebbe essere rilasciato a chi non può andare a casa a pranzare e comunque viene dato anche a chi abita a 100m, perchè tutti coloro che gli vengono concessi questi buoni comprano la spesa al supermercato e l’esercente per avere i soldi , perdendo il 15%ca,
    deve passare attraverso queste agenzie ? Perchè non dare direttamente questi soldi ain busta paga? Non pensate che ci sono sempre le solite cose all’italiana dove tutti ci devono speculare alle spalle di chi lavora onestamente quando questo può essere evitato?
    Questo significa che in Italia si può possono legalizzare le “trattenute “illegali, così come dice il titolo della pagina.

    • Mario Monfrecola ha detto:

      l’ideale sarebbe accreditare l’equivalente dei buoni pasto come soldi in busta paga.
      Invece si preferisce tener su tutto sto teatrino dei ticket-mensa, delle trattenute dei negozianti …
      La trattenuta è illegale ed alla luce del sole, perché non interviene la guardia di finanza?
      Non arrendiamoci, io non piego!

  2. F ha detto:

    A chi bisognerebbe rivolgersi per fare emergere questa illegalità ? Le iene o altro?

    • Mario Monfrecola ha detto:

      secondo me alla guardia di finanza.
      Ogni volta che un esercente chiede una percentuale sui ticket, chiamare il 117.
      Poi, sicuramente, il negoziante affermerà che i buoni pasto non possono essere usati per la spesa, per i prodotti non alimentari etc etc … inizia la “battaglia”!

  3. michele temporelli ha detto:

    Giusto ciò che scrive Frank
    Ticket= consumo il pasto (durante il lavoro) presso bar/risto etc…
    Non è comprensibile come si possano utilizzare per fare la spesa, anche per alimentari. E’ un uso improprio di quello che in origine doveva essere una sostituzione del servizio mensa non erogato. A tutto vantaggio di Edenred e altri colossi della truffa.
    Se non ti posso erogare un pasto in ditta, ti verso l’importo equivalente in busta paga, con le dovute modifiche alla legge in vigore (per quanto concerne l’imponibilità e le voci a bilancio).
    Il tuo buono vale 5,29; pagato dalla tua ditta; per esercente vale almeno il 10% in meno (4,70), non considerando i tempi di pagamento. Se vuoi il rimborso in 7 giorni sconti un ulteriore 3/4%, altrimenti 60 giorni.
    Questo è un paese di cretini. Come potete rivolgervi ad un esercente (che per evidenti ragioni di politiche di mercato non da lui volute) lavora al 30% a mezzo ticket, dovendo scontare ciò che ho menzionato sopra?
    Probabilmente nessuno di coloro che hanno postato sopra ha mai preso un aereo LowCost e non, e se l’ha fatto non si è accorto che ti pelano almeno 3/5 euro a tratta a persona per “costi di gestione carta di credito”.
    Nessuno di voi riesce a dire due parolacce serie a Mastercard e briscola o a chi glielo permette?; Qui parliamo del lavoro di un esercente che oltre ad essere evidentemente parte del tessuto sociale ed economico del nostro paese, si tova anno dopo anno a sborsare due soldini quà e due soldini là, non si capisce perchè (Tia – Tares etc…).
    Caro Mario, la finanza prova a mandarla dove davvero è necessario.

    • Mario Monfrecola ha detto:

      … io sono per una soluzione salomonica: darei la possibilità ai lavoratori che lo desiderano di ricevere i soldi in busta paga al posto dei ticket mentre chi vuole i ticket dovrebbe essere libero di spenderli sia durante la pausa pranzo che per la spesa.
      Per i commercianti, invece, capisco le loro problematiche ma non viviamo in un mondo perfetto … c’è sempre qualcuno che ci rimette …

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