I giovani a scuola: avventura di una prof

Si, sono una prof … da pochissimo non più precaria, ma non è che questo nuovo status faccia la differenza. Nel senso che da “precaria” a “di ruolo” mi ritrovo quotidianamente ad affrontare le stesse “teste” demotivate e immerse sempre altrove, possibilmente all’inseguimento dei falsi miti del nostro tempo, quelli che la pubblicità e i mezzi di comunicazione di massa propongono come valori e impongono come pratiche sociali, fornendo loro un linguaggio che li rende appetibili e desiderabili.

Un esempio? Nuovo anno scolastico e nuova scuola media in un piccolo centro di periferia del Sud. Nel giro di qualche settimana vengo a conoscenza di alcune voci che girano tra i miei alunni, che mi danno come abituale frequentatrice della trasmissione “Uomini e donne”!
Cerco di indagare tra i ragazzi come possa essere venuta fuori una tale falsa notizia, e mi viene spiegato che la mia somiglianza con una delle partecipanti alla trasmissione era impressionante e di conseguenza vera e certa.

Insomma, nelle menti di questi ragazzi, ciò che viene “propinato” dalla televisione, è senz’altro reale e credibile, nonché eccitante e di valore.
Sono ragazzi proiettati esclusivamente verso l’esteriorità e purtroppo gli adulti non sono da meno … quando conosco i loro genitori, mi rendo conto del perché i loro figli si prestino ad essere così facilmente vuoti contenitori di un microcosmo come quello rappresentato da certi tipi di trasmissione, che producono sottocultura.

 

Avventura di una prof

 

Certo, ragazzi interessati allo studio ce ne sono, ma sono una minoranza.
Purtroppo la società è rappresentata dalle masse, le opinioni dominanti che circolano sono quelle che si formano nelle piazze di paese, nei luoghi dove l’unico svago è rappresentato dal gossip sia locale, che televisivo, e dove un prof che cerca di trasmettere contenuti validi per la propria vita e per il proprio futuro, risulta essere un outsider, o un Don Chisciotte.

Altro episodio al limite del semiserio e del grottesco: una mattina entro in classe e vige stranamente un silenzio tombale, anche quando i ragazzi si alzano in piedi per salutarmi, non si sentono i soliti rumori di sedie. Un silenzio davvero assordante!

Alla mia richiesta di “lumi”, dopo varie insistenze mi viene spiegato che nell’ora precedente avevano avuto un’ora di sostituzione di un prof nuovo, a loro dire “gay” (ovviamente non ripropongo qui il termine da loro usato!), che girando tra i banchi durante la lezione, li aveva terrorizzati non perché li avesse minacciati o altro, ma semplicemente perché il suo modo di parlare, di muoversi e di gesticolare, e di guardarli, li faceva sentire sue eventuali “prede”.
Non posso qui riferire le offese, le ingiurie e le volgarità che questi ragazzi rivolsero all’indirizzo di quel collega, ma vi posso assicurare che la mia ora di lezione fu necessariamente dedicata alla spiegazione di concetti quali l’accettazione del diverso, l’accoglienza, e la paura del nuovo (per inciso, ho incontrato successivamente il collega in questione, e niente in lui mi dava sentore di omosessualità. Era semplicemente un artista, un esteta, dai modi gentili ed educati).
L’omosessualità è, soprattutto in età preadolescenziale, un marchio infamante e vergognoso che porta all’esclusione e all’emarginazione.

Non vi dico i commenti che ho dovuto ascoltare quando ho proposto la lettura e il questionario di un brano su “Billy Eliott”: il più “pulito” è stato “chillu femminiell”!!!!
Ho sempre pensato che lavorare a contatto con “materiale umano” fosse un lavoro delicato, e i mezzi di comunicazione di massa purtroppo rendono sempre più difficile il compito di chi vuole trasmettere valori “interiori” piuttosto che “esteriori”.

Entro in classe con la consapevolezza che mentre io cerco di trasmettere loro dei contenuti, mi viene richiesto di ricoprire ruoli diversi a partire dalla badante, alla psicologa, passando per la mediatrice culturale (vista l’alta percentuale di studenti extracomunitari), mentre mi chiedo perché non attribuisco a tutti almeno “6” evitandomi storie e preservando la mia illusione di essere così simpatica agli studenti e ai genitori …
Ma poi, nella mia veste di “psicologa”, mi fermo a pensare che “non è facile essere ragazzi oggi”.

Mostro anonimo

Sono nato a Napoli nel 1970, laureato in Matematica ed Informatico di professione, da sempre sono appassionato di tecnologia e di Internet, di sport e di ecologia, di cinema e di libri ... Mi piace mischiare le mie passioni e da questi minestroni nasce faCCebook.eu

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