Enrico Mentana, il giornalista socialista (e raccomandato)

Mi sto preparando al giorno in cui Silvio Berlusconi mi pregherà di assumere la direzione del TG5. Sono ancora indeciso se accettare o meno l’incarico: vi confido che sono tentato di firmare il contratto milionario che mi offriranno ma solo se il Cavaliere mi fornirà le dovute rassicurazioni (dicono tutti così prima di acconsentire e allora lo ripeto pure io anche se non so bene cosa significhi).

Per organizzare al meglio l’evento e non farmi cogliere impreparato, mi sono divorato “Passionaccia” di Enrico Mentana. Chi meglio di lui può aiutarmi a conoscere i segreti dell’informazione Mediaset?
L’ex dipendente Fininvest descrive le magagne che ruotano intorno ad un telegiornale, le riunioni con il caporedattore, la scelta delle notizie, la scaletta del TG, i trucchetti per porre in evidenza il punto di vista di un “amico” oscurando l’opinione opposta ma soprattutto l’interferenza continua che il mondo politico esercita sulla televisione (pubblica e commerciale).

Del resto la politica occupa meno di un decimo della programmazione tv, e uno spazio minoritario negli stessi tg. Eppure ormai tutte le nomine di vertice nei network principali sono di stretta scelta partitica.

Il nostro encomiabile Mentana, da quanto scrive, si erge a paladino della libera informazione.

Mentana, il volpino

Le pagine del libro sono ricche di nobili intenti, decisioni prese sempre in libera autonomia nonostante il suo editore fosse l’uomo politico più influente d’Italia.

Se qualcosa non vi è piaciuto del Tg5, o vi è sembrato reticente è stata colpa nostra, se cè qualcosa che vi è piaciuto è stato merito nostro, non cè mai stata intrusione aziendale.

Bene. Da quanto afferma Enrico Mentana è riuscito a tener fuori dalla sua creatura le influenze partitiche per ben dodici anni: dal 1992 (anno in cui andò in onda la prima edizione del Tg5) fino al 2004 (quando egli stesso annuncia in diretta che l’azienda l’ha esonerato dalla direzione del TG5 e sostituito da Carlo Rossella). Mi immagino il buon Enrico assediato nel suo ufficio, insieme ad un manipolo di coraggiosi colleghi, minacciato dai dirigenti Mediaset, consigliato su cosa mandare in onda e cosa dire, chi censurare e chi esaltare.

Ma lui, integerrimo, determinato, percorre la sua strada sempre con la schiena dritta senza accettare compromessi.

Un comprtamento davvero esemplare se non fosse per la candida affermazione con la quale il nostro eroe-senza-macchia-e-senza-paura ci spiega come fu assunto in RAI nel 1979 alla tenera età di ventiquattro anni:

Ero un dirigente dei giovani socialisti, ma avrei lasciato comunque la politica attiva per fare questo mestiere, lì o dove altro fossi riuscito a entrare. Rossi e Fava sorrisero per questa excusatio non petita. In realtà la logica di allora gli imponeva di assumere un socialista, perché un altro lasciava libero il posto. L’indicazione del partito era trovare un giornalista bravo e già affermato. Ma loro volevano ringiovanire la redazione, e il mio nome gli era stato segnalato proprio dal redattore che se ne stava andando, Pasquale Guadagnolo, di cui ero amico.

Ed io ero convinto che per essere assunti in RAI occorresse un concorso pubblico!
Mentana scrive «indicazione», io leggo una ben più volgare «raccomdazione politica». E’ noto che un raccomandato non potrà mai più essere un uomo libero; per sua stessa natura, egli entra a far parte di una rete di favori e di dipendenze divenendo schiavo del sistema corrotto di cui ne è un anello.

Enrico (mi permetto di chiamarti per nome visto che presto saremo colleghi), ti ringrazio per avermi aperto gli occhi.
A breve, quando riceverò la telefonata di Confalonieri, saprò come comportarmi: gli dirò che ho da poco rinnovato la tessera di Forza Italia, del Partito Socialista, sono simpatizzante di Alleanza per l’Italia e se serve, anche del PD. Non ho mai votato Fini e Beppe Grillo.
Inoltre, sono pronto a lasciare immediatamente l’incarico politico (che non ho – ma questo segreto lo tengo per me).

Infine, garantisco che i partiti non avranno spazio nel mio nuovo rivoluzionario telegiornale: il TgMente.

MMo

Sono nato a Napoli nel 1970, laureato in Matematica ed Informatico di professione, da sempre sono appassionato di tecnologia e di Internet, di sport e di ecologia, di cinema e di libri ... Mi piace mischiare le mie passioni e da questi minestroni nasce faCCebook.eu

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Pubblicato su TV e Media
2 comments on “Enrico Mentana, il giornalista socialista (e raccomandato)
  1. Italo Zamprotta ha detto:

    Concordo con l’estensore,al quale vorrei dire,però,che petita si scrive proprio così,non paetita come ho letto sopra.Cordialmente.Italo Zamprotta

    • Mario Monfrecola ha detto:

      grazie per la segnalazione, ho corretto il post 🙂
      Cmq, chiedo venia per aver approvato il commento solo dopo qualche gioono, sono stato molto impegnato ed impossibilitato ad operare (ecco un esempio di “excusatio non petita, accusatio manifesta”!)

      Grazie ancora
      Mario

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