Metropolitana, quell’odiosa abitudine di non cedere il posto

Nel lontano 2004 lavoravo a Londra come consulente informatico presso l’ABN AMRO, un’importante gruppo bancario olandese.
Ogni mattina, come migliaia di altri pendolari inglesi, utilizzavo la metropolitana per recarmi negli uffici di Canary Wharf, un elegante distretto ad est di Londra.

Il mitico tube conferma le leggende sul suo conto: nel peggiore dei casi, l’attesa tra una corsa e l’altra è di circa due minuti. Le stazioni costituiscono una rete che copre la quasi totalità dell’immensa superficie londinese, le informazioni sono precise e consentono un rapido spostamento dei viaggiatori. Difatti, in undici mesi di movimenti sottoreanei, non ho mai sbagliato percorso e quell’apparente labirinto si è mostrato un viavai sicuro ed efficiente per tutti, inglesi e non.

Questa esperienza mi ha confermato l’idea che Londra rappresentasse un esempio da seguire, una vera metropoli moderna.
Eppure, ogni mattina mentre viaggiavo nell’Underground londinese, non potevo fare a meno di notare la condotta del viaggiatore tipo chiedendomi: «visto che loro sono avanti di almeno cinque o sei anni, anche noi italiani un giorno diventeremo così?»

Cuffiette bianche, la musica sparata ad alto volume nelle orecchie, occhi distratti e sguardo indifferente, i pochi fortunati seduti intenti a leggere ebook o riviste.
Agli occhi di un osservatore esterno quale io ero, i pendolari inglesi rappresentavano una moltitudine di singoli individui, una folla di viaggiatori scollegati, un insieme di persone indifferenti gli uni agli altri.

La caratteristica che più mi ha colpito, però, resta l’incollamento alla sedia: in quasi un anno di viaggi via tube, non ho mai visto nessun pendolare cedere il posto ad un anziano, una donna in dolce attesa oppure semplicemente alzarsi per un gesto di sana cavalleria (o educazione).

Mai!

Finché un giorno ruppi il sortilegio.

 

Mostri metropolitani

Sono diretto verso Covent Garden, il metrò si ferma a Piccadilly Station e mentre parte il solito rituale «mind the gap» salgono persone di ogni razza e colore. Io – stranamente – sono seduto. Una signora dai lineamenti asiatici si ferma in piedi accanto a me, affranta resiste compressa nella carrozza stracolma. La guardo, la sorrido e spontaneamente mi alzo per cederle il posto. Stupita, non capisce subito l’insolito gesto, poi comprende ed incredula si siede ringraziandomi svariate volte.

Qualche giorno addietro, ero in giro per Napoli con mia moglie ed il pargoletto al seguito.
Saliamo nel metrò cittadino in direzione casa, con gli occhi pieni di gioia per la piacevole vista delle nostrane stazioni-museo, osservo i giovani occupare tutti i sediolini della carrozza.
Mamme, donne, anziani e bimbi in piedi mentre gli studenti incollati alle sedie scherzano, giocano con gli smartphone di ultima generazione, ascoltano musica. A nessuno di loro passa per la mente di cedere il posto ad un anziano o una donna, addirittura c’è un uomo con un bastone che barcolla ad ogni frenata del treno. Dopo qualche istante di imbarazzo generale, finalmente un signore sulla cinquantina lo fa accomodare.

Mi chiedo: ma qualcuno – in famiglia oppure a scuola – insegna ancora i principi base dell’educazione civica? La trasformazione di una società implica necessariamente la perdita di umanità e solidarietà verso il prossimo?

Osservo questi giovani maleducati seduti mentre la metropolitana sfreccia veloce, due facce di una stessa medaglia, il cambiamento della società e l’evoluzione della specie e non posso non pensare: piccoli «mostri» crescono.

 

MMo

Sono nato a Napoli nel 1970, laureato in Matematica ed Informatico di professione, da sempre sono appassionato di tecnologia e di Internet, di sport e di ecologia, di cinema e di libri ... Mi piace mischiare le mie passioni e da questi minestroni nasce faCCebook.eu

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Pubblicato su Società
3 comments on “Metropolitana, quell’odiosa abitudine di non cedere il posto
  1. Hagane ha detto:

    Temo sia maleducazione globale, Mario: a Tokyo, in 4 anni, avrò visto forse un paio di volte gente che cedeva il posto ad anziani, infortunati o donne incinte. E’ un evento più unico che raro: di solito gli unici che si alzano sono i turisti e i residenti stranieri. Forse all’estero cerchiamo di dare il meglio di noi?

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