23 novembre 1980 ore 19,34

Ero un bimbo di dieci anni

Sono trascorsi trentacinque anni (più o meno) da quel maledetto giorno ed i miei ricordi sono ancora vivi, forse il tempo li ha sbiaditi ma non potrà mai cancellarli.

Come ogni domenica siamo a casa dei nonni per la solita riunione familiare.
Tutti insieme, due, tre, quattro famiglie per un giorno di festa tra pranzo e giochi, i cugini con i quali cresco e gli zii di sempre.

Una serata calda, luna piena e rossa

23 novembre 1980, una insolita serata calda, con una luna piena rossa che padroneggia sul cielo di Napoli.

Poi, all’improvviso, verso le sette e mezza, la casa inizia a ballare, il lampadario nel corridoio – pista delle nostre corse – oscilla come un pendolo impazzito, urla, sorpresa, smarrimento, cos’è questo incubo?
Paura, ma quando termina la giostra?

Aiuto!

Scappiamo tutti, ci ritroviamo per strada con tante altre persone sbigottite, chi vestito, chi in tuta, chi in vestaglia, tutti con gli occhi sgranati dal terrore.

23 novembre 1980, terremoto in Irpinia: il titolo de Il Mattino

23 novembre 1980 ore 19,34

I miei ricordi si fermano a quei minuti del sisma, non ho altre reminiscenze di cosa accada dopo, della corsa verso casa, del caos totale, delle macerie, delle lesioni nelle pareti, delle notti insonne e dell’organizzazione successiva.

Ancora oggi, nonostante sia un adulto maturo e vaccinato, a qualsiasi ora del giorno e della notte se avverto una vibrazione mentre sono a letto o seduto, il mio sguardo istintivamente si sposta verso il lampadario …

Alcuni «mostri» lasciano tracce indelebili.

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MMo

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L’app ufficiale di faCCebook, scaricala gratis!

I «mostri» sempre con te!

Leggere gli ultimi articoli di faCCebook nell’interminabile fila alla posta (funziona un solo sportello, gli altri impiegati sono malati), durante un lungo viaggio in treno (i passeggeri isolati nelle loro cuffiette bianche, nessuno con cui conversare) o nell’affollata sala d’attesa dell’aeroporto (l’aereo partirà con due ore di ritardo per uno sciopero degli addetti alle pulizie) è ora possibile!

E’ disponibile l’app ufficiale per Android: realizzata dal sottoscritto, occupa un’inerzia (un misero mega byte), velocissima e leggera.

Giovani bagnanti entusiasti dell'app di faCCebook

La prospettiva mobile

Utilizzi Whatsapp se, per inviare un messaggio, attendi quattro, lunghissimi ed interminabili secondi?

I tempi di risposta, è questo il segreto del successo.
L’app poi deve svolazzare sul palmo di una mano, col pollicione che scorre sullo schermo, pigia, scarta, sceglie.
L’immediatezza dei risultati e la chiarezza della lettura completano i pezzi del mosaico perfetto.

La tecnologia amica è semplice: per sfruttare al meglio la caratteristicamobail dei tablet/smartphone, l’app deve essere consultabile al volo, mentre sei in coda alla cassa del supermercato, nel corridoio dell’ufficio o in una noiosa riunione di condominio.

Scarica l’app di faCCebook, è gratis

Ho progettato l’app di faCCebook volontariamente semplice: un set minimo di funzioni chiare invece di un minestrone di pagine lente e di difficile navigazione.

Dopotutto i «mostri» restano «mostri» al di là del dispositivo utilizzato.

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Ringraziamenti

Non avrei potuto realizzare il progetto senza l’aiuto dei tester, amici che – armati della pazienza di Giobbe – hanno installato, rimosso e provato l’app, riportato feedback ed inviato consigli.

Se mi sono comportato da «mostro» chiedo venia e, soprattutto, a loro invio il mio più sincero ringraziamento :-)

MMo

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Maticmind, il primo complimese

Trenta giorni dopo HP Pozzuoli

Oggi 16 novembre festeggio il primo complimese in Maticmind.
Sembra trascorso un secolo dalla chiusura della sede Hp Pozzuoli ed il trasferimento di noi dipendenti nella nuova società eppure l’avventura è iniziata da appena trenta giorni (per la cronaca, vi rimando all’ebook gratuito Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli).

Descrivo il momento con una frase estratta dal bel libro di Carmine Abate,Gli anni veloci:

«Gli scioperi e le proteste cessarono.
Tornò il silenzio di speranza o scetticismo»

Sentimenti contrastanti

Diciotto anni non si cancellano con un clic, il licenziamento va metabolizzato ed il trascorrere dei giorni rimargina la ferita.

Sono conscio: non ho tempo per rimuginare, la dura legge dell’evoluzione è spietata, chi non si adatta si estingue.

Dunque, il mio stato d’animo oscilla tra sentimenti contrastanti: i giorni pari sono ottimista, magari la snella Maticmind offrirà inattese opportunità professionali impossibili nell’elefantiaca HP.
I giorni dispari, invece, il futuro appare nebuloso e l’incertezza cresce.

Maticmind, il primo complimese: anche Obama invita a pensare positivo!

Maticmind, il primo complimese: anche Obama invita a pensare positivo!

In attesa della rivoluzione Maticmind

La prima minicandelina – nel bene o nel male – non ha portato cambiamenti significativi per noi ex informatici HP: lavoriamo negli stessi uffici e la maggior parte dei dipendenti procede con le medesime attività pre-licenziamento.

Restano i dubbi sul futuro: possibile che ruotiamo solo intorno ad HP?
Dopo due anni, quando l’accordo di servizio tra le società terminerà, cosa accadrà? Quando lavoreremo su commesse specifiche Maticmind?

«Ci stiamo organizzando», «dateci tempo» sono le risposte dei manager milanesi.

Va bene, la prima minicandelina è spenta.
Attendo con fiducia il secondo complimese.

MMo

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Pete Sampras, il mio (famoso) sosia

I gemelli del tennis

D’accordo, ho solo un pizzico di Brad Pitt e da lontano ricordo Richard Gere.
Invece, io e Pete Sampras, siamo due gocce d’acqua.

Ad essere precisi, quella vecchia racchetta ha messo piede sul pianeta Terra sette mesi dopo il mio atterraggio.
Lui è nato in un caldo agosto del ’71, io nel freddo autunno del ’70 (ottima annata, non vi è dubbio).

Immagino gli amici dell’ex numero uno del tennis mondiale navigare su internet, scoprire l’originale e restare a bocca aperta di fronte all’evidenza: il mito Pete Sampras ha un sosia, il sottoscritto.

Io e Pete Sampras, due gocce d'acqua

Io e Pete Sampras, due gocce d’acqua

Io e Sampras: la scheda

Pete è alto 185 cm, io 178.
Lo scrivente più longilineo (l’americano pesa 80 kg, qualche etto in più rispetto al peso forma dell’italiano), entrambi destri e scuri di carnagione, amanti del buon cibo ed attenti alla forma fisica.

Il napoletano (sempre io) si preferisce per l’eleganza nei movimenti, il sette volte vincitore di Wimbledon per la potenza della muscoli.

Il sottoscritto – secondo fonti non ufficiali – nuota meglio (sia al mare che in piscina, laghi e fiumi non contemplati) e, dall’ultimo sondaggio SIAE, risulta più intonato.

L’incontro: l’appello allo sponsor

Nonostante l’evidente affinità, Pete non si è fatto vivo.
Per una questione di età – è lui il giovanotto – attendo un suo cenno ma l’ex atleta (oggi con una pancetta rilassata) resta prigioniere della timidezza.

E’ vero: tutti e due non alimentiamo gossip, evitiamo scandali e paparazzi, detestiamo le serate mondane, preferiamo vivere lontano dai riflettori.

Ma oggi il destino ci mette lo zampino, anzi la racchetta: entrambi utilizziamo la medesima Wilson (che firma anche le nostre scarpe, calzini, i pantaloncini e maglietta ma, secondo i fashion blogger, il più anziano – sempre io – è comunque più chic).

Dunque, l’idea: la Wilson sponsorizza l’incontro tra il sottoscritto e Pete Sampras.

Il mio impegno per i fans

La multinazionale dell’abbigliamento sportivo investe e stanzia i (volgari) soldi, lo scrivente raggiunge il sosia junior a New York, pernotta nella suite dell’Hilton Hotel, per esibizione gioca qualche set col campione americano sul cemento di Flushing Meadows, posa per le riviste a Times Square, vive la Grande Mela con la guida di Sampras, redige un diario degli eventi per la gioia di voi appassionati fans.

Io ci sto, e tu Pete?

PS: ovviamente, per l’intero mese newyorkese (scusatemi, non posso restare oltre), vestirò Wilson :-)

MMo

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Io, fashion blogger (al 22,22%)

La forza del 22,22%

Buzzoole – il sito che misura l’influenza di chi produce contenuti web – assegna al sottoscritto un inatteso 22,22% nel campo della moda.

Se i numeri non mentono, deduco: se cento adulti (più un mezzo bimbo) leggono questo post, ventidue potrebbero prendere sul serio un mio consiglio fashion!
Prendere sul serio si traduce in acquisti, shopping, soldi, carta di credito, l’economia gira come una giostra, il PIL sale, il made in Italy vola!

WOW!!!

Non resta che travestirmi da blogger fashion e digitare un post sulla moda, il 22,22% farà il resto.

Io, influence fashion al 22,22%

Io, influence fashion al 22,22%

L’eleganza (innata)

Dopo le tediose sfilate tra New York e Bollywood, i giornalisti di mezzo mondo chiedono ripetitivi: «Mario, definisci l’eleganza?».

«L’eleganza è una caratteristica innata dell’individuo, come la tenacia, il sorriso o il colore degli occhi. La moda non c’entra nulla. La ragazza più elegante che abbia mai conosciuto non ha mai messo piede su una passarella nè tantomeno indossato un abito di uno stilista. Eppure era (anzi è) la più elegante semplicemente perché è nata elegante».

Dopo un momento di stupore, in sala stampa scoppia la rissa mediatica: «chi è questa ragazza? Il nome! Una foto!», assalito dai cameraman e paparazzi, difeso dai bodyguard, non mi resta che scappare sotto l’assedio dei riflettori, spinte e strattoni da parte dei colleghi della stampa e falsi fashion blogger (un comportamento tutt’altro che elegante!)

Io, fashion blogger (al 22,22%)

La moda, cos’è?

Per chi non lo ricordasse, è bene rinfrescare il concetto: la moda è il valore che compare più frequentemente
(ragazze/i, il vostro fashion blogger al 22,22%, da giovane studente universitario di Matematica, superò l’esame di Statistica con un ammirevole trenta …).

Secondo la definizione, se immaginiamo un’aula affollata da cento individui, la maglietta «più alla moda» sarà quella indossata dalla maggioranza delle persone (vestite tutte uguali dunque?).

Preferiamo essere trattati come soldatini in uniforme?
Oppure come piccoli scolari col grembiule?
Per essere «alla moda» dobbiamo comportarci come automi privi di individualità?
Masse uniformi di consumatori passivi?

Dal mio 22,22% affermo: ragazze/i, non fatevi fregare, la moda non esiste (stavolta sono aggredito dai colleghi fashion blogger)

Come acquistare: consigli pratici

Regola base: seguire i gusti personali (pensate che Armani, Rocco Barocco e Gucci vi conoscano meglio di voi stessi?)
Sottoregola: assecondare le esigenze della tasca.
Consiglio: passeggiare, curiosare, provare, riprovare, scartare, acquistare (non fate impazzire le commesse però).

l look del fashion blogger al 22,22%

Dopo questo post, mi aspetto un forte balzo in avanti della mia influenza: sogno quel 22,22% schizzare ben presto a percentuali degni di un dittatore coreano.

Nel mentre ricordo a tutti (fashion blogger compresi) il dogma del mio infallibile look: semplice è bello :-)

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MMo

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Bigfoot, l’intervista esclusiva [SCOOP]

Bigfoot, l’appuntamento

Incontro Bigfoot in un bar affollato del centro, vicino gli uffici.
Il locale brulica di impiegati pronti a consumare velocemente la pausa pranzo.
C’è un bel sole, decidiamo di accomodarci fuori.

«Non ho molto tempo, iniziamo subito» afferma in modo spicciolo lo Yeti mentre si mette a proprio agio in un tavolino già apparecchiato (impietosamente piccolo rispetto alle sue gigantesche dimensioni).
«Ti ringrazio per aver accettato il mio invito. Siete esseri rari al giorno d’oggi, quasi come i contratti a tempo indeterminato!» scherzo per rompere il ghiaccio mentre accendo il portatile per l’intervista del secolo.

Bigfoot sorride per educazione, poi alza il lungo braccio sinistro e cattura l’attenzione del giovane cameriere (seduto, l’arto verticale raggiunge i tre metri d’altezza).
Squilla il (suo) cellulare.
«Confermo il meeting domani alle 14,30 … un’insalata grazie» organizza ed ordina.
«Sono a dieta, il lavoro a progetto, la crisi, la scadenza di contratto, lo straordinario non pagato … troppo stress, devo perdere qualche etto» si giustifica lo scimmione.

La leggenda del lavoro indeterminato

«Il lavoro, appunto, per molti è un evento leggendario, proprio come te. Perciò ti ho scomodato» chiarisco al mio ospite esclusivo.
«Dunque, sei d’accordo con la linea del Governo?» incalzo.

L’enorme mano del Bigfoot afferra il minuscolo bicchiere, la belva sorseggia delicatamente la bevanda.

Si guarda intorno con fare sospetto quasi temesse per la sua incolumità, poi con un filo di voce confida:
«le Istituzioni vogliono estinguerci, siamo una razza protetta eppure la caccia continua. Sono astuti: non utilizzano armi dirette ma strumenti subdoli, capaci di colpirci a distanza senza innescare il clamore mediatico».

«Bigfoot, puoi essere più esplicito?» sento odore di scoop.
«Il Governo modifica la Legge, i nostri diritti cancellati con il beneplacito dei sindacati, partiti politici, maggioranza ed opposizione, chiesa e ONU» continua lo Yeti visibilmente turbato.
«Le tutele acquisite dai miei avi – i Gigantopithecus – sono utopie per noi giovani Bigfoot. A volte mi chiedo se riuscirò ad arrivare alla pensione prima di 130 anni» afferma desolato.

Digito veloce le dichiarazioni dello scimmione, l’articolo prende forma.

L’utopia: più tempo per se stessi

«Dopo vent’anni di lavoro, desidero coltivare i miei interessi.
Studiare nuove materie – magari iscrivermi ad una facoltà, frequentare un corso di recitazione, praticare uno sport, imparare a suonare il violino, trascorrere più ore con i miei cari, viaggiare, dedicarmi agli hobbies … sottrarre energie al lavoro ed incrementare il tempo da dedicare a me stesso.
Invece no! Licenziamenti, cassa integrazione, instabilità, contratti a progetti … basta! E’ uno stillicidio, sto pure facendo il pelo bianco» si sfoga il Bigfoot dagli occhi tristi.

Chi non si adatta si estingue

«La storia dell’Umanità parla chiaro: chi non si adatta si estingue. Se il trend non cambia, non resisterò ancora per molto».

Segue una pausa sofferta, poi il lavoratore giunto da lontano si riprende:
«devo andare, la pausa pranzo è terminata. E’ stato un piacere conoscerti Mario, seguo sempre il tuo sito di mostri, sei forte» sentenzia lo Yeti.

Lo scimmione si alza e con un gesto plateale indossa un paio di occhiali scuri.
Dall’alto dei suoi tre metri e 250 chilogrammi, mi fissa per un tempo che sembra interminabile.
Poi, con tono profetico asserisce:
«Mario, vogliono ammazzare i sogni. Continua a credere nelle leggende anche se da oggi siamo tutti precari».

Il battito di una ciglia ed il Bigfoot svanisce, per sempre credo.

Il messaggio del Bigfoot

Mi guardo intorno stordito: gli impiegati rientrano nei loro uffici, la pausa pranzo è terminata, i camerieri puliscono i tavoli e raccolgono le ingenerose mance.

«Il conto per cortesia».
Ancora emozionato, mi domando se ciò che ho ascoltato sia frutto della mia fantasia oppure sia la triste realtà.

Forse sono impazzito?

Abbasso lo sguardo, ai miei piedi c’è una foto.
Deve essere caduta dalla tasca di qualche precario frettoloso, la raccolgo, guardo, sorrido: è proprio lui.

Avevo ragione: il contratto a tempo indeterminato è una leggenda, come il Bigfoot.

Bigfoot, l’intervista esclusiva [SCOOP]

MMo

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Hnin Su, vi presento mia figlia (adottiva)

Hnin Su, mia figlia adottiva

Mia figlia Hnin Su ha cinque anni, vive nel villaggio di Sarlingyi in Myanmar (la Birmania).

Non frequenta la scuola.
Ha un fratello e tre sorelle.

La sua famiglia abita in una piccola casa costruita con foglie di palma e bamboo.
Nei pressi del villaggio c’è una sorgente d’acqua pulita e, da quanto leggo dalla lettera di ActionAid, è un lusso.

«Se qualcuno della mia famiglia si ammala, deve percorrere lunghe distanze per ricevere delle cure mediche» così termina il racconto di Hnin Su.

Hnin Su, la conoscenza

Che emozione ricevere la prima lettera e conoscere Hnin Su!

Piccola, forse troppo minuta per gli standard occidentali, capelli neri, viso rotondo, posa con una serietà che non si addice ad una bimba di cinque anni, indossa un abitino verde ed un paio di ciabattine a tono, lo sguardo incuriosito e le braccia lungo i fianchi sembra attendere l’ok dal fotografo per scappare via.

Hnin Su potrebbe vivere come una qualsiasi altra bimba di cinque anni, la sua sola sventura è essere nata nella parte povera del Pianeta.

Hnin Su, vi presento mia figlia (adottiva)

Hnin Su, vi presento mia figlia (adottiva)

Effettuo uno zoom per percepire il suo mondo.
Dietro lo sguardo innocente – uguale allo sguardo di ogni altro fanciullo della sua età – osservo il paesaggio rurale: dei tronchi abbandonati, una capanna malridotta, un’abitazione più robusta.

Io mi fido: con ActionAid cambiare è possibile

«Devo, voglio fare qualcosa!»
La scintilla è improvvisa.

Un pomeriggio qualsiasi passeggio per Napoli: la visione di un giovane mendicante, le mille vetrine illuminate nella via dello shopping, un uomo scava nella spazzatura alla ricerca di avanzi da masticare, la folla indifferente, un gruppo di extracomunitari ballerini, gli artisti di strada … non mi interessa capire la dinamica della psiche umana ma apprezzo la (mia) capacità di scandalizzarsi indice di non assuefazione alle brutture della vita.

Torno a casa, accendo il computer ed adotto un bimbo a distanza.

Non una reazione istintiva legata all’emozione del momento bensì una volontà matura che attendeva solo di concretizzarsi.

Devolvo ogni mese ad ActionAid una piccola cifra insignificante per il bilancio di una famiglia media.

Ricevo ogni tre/quattro mesi una lettera dal villaggio di Hnin Su.

Mi aggiornano sui progetti realizzati e le altre opere in cantiere, sui progressi della bimba: ora ha imparato l’alfabeto birmano composto da simboli per me incomprensibili.

Hnin Su disegna l’intero alfabeto, caratteri colorati, piccoli cerchi che mi riempiono di gioia: immaginare la piccola Hnin Su a scuola invece che in un campo a lavorare, mi rende felice.

L’iniziativa: 1€ al mese per salvare un bimbo

Rifletto: se trovo 25 persone disposte a spendere 1€ al mese realizziamo un’adozione a distanza «di gruppo» e salviamo un altro bimbo.

Una quota irrisoria per ognuno di noi che, però, cambierebbe la vita di una persona, della sua famiglia, di una intera comunità.

Insieme valuteremo il modo più trasparente per raccogliere le quote e salvare un altro bimbo.

Se sei interessato, contattami tramite il mio sito ufficiale

MMo

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