Serata parigina, très bien: sogni di una notte di mezza estate

La metrò ci lascia nei pressi dal ristorante francese.
Il tempo è incerto: è metà maggio ma la temperatura lancia messaggi autunnali, le nuvole minacciano pioggia e gelide folate di vento trafiggono senza difficoltà la mia leggera t-shirt estiva pugnalandomi alla schiena. L’ottimismo per la bella stagione mi impedisce di portare giubbino ed ombrello, non mi piego al meteo incerto, ben presto avrò ragione.

Pochi passi a piedi ed insieme a mia moglie raggiungo il locale parigino: prenotazione alle 20,00, puntuali come due turisti svizzeri sediamo al tavolo riservato pronti per una deliziosa cena a tema.

 

Serata parigina: très bien!

 

La candela al centro del tavolo emette una fievole, romantica luce per un’atmosfera da Montmartre. Foto della cattedrale di Notre Dame compongono un religioso puzzle lungo le pareti, il mosaico francese si completa con le immancabili immagini della onnipresente torre Eiffel.

Un gentile cameriere di colore ci gratifica con un antipasto: tre tipi di patate, alcune morbide, altre croccanti servite in un piatto unico con una tazza di salsa piccante a far da contorno.
«I francesi usano le patate invece della pasta e del pane» sentenzia la mia dolce metà senza trovare nessuna complicità da parte mia, più scettico che curioso.
«Mah … » ribatto dubbioso, «vediamo dove vogliono arrivare» concludo in segno di sfida (culinaria).
Un bicchiere di sangria ci traghetta verso la crêpe alle verdure ed una “Normande” (con funghi, prosciutto e provola): il palato apprezza, l’esame è superato.
Un ultimo sorso di vino, salutiamo il cameriere ed andiamo via.

Usciamo dal ristorante, il cielo è finalmente pulito, le nuvole dissolte ed una luminosa luna piena illumina Napoli.

«Sei contenta? Stasera ti ho portato a Parigi con un cupon!» scherzo con mia moglie mentre ci incamminiamo verso la metrò che ci porterà a casa.

MMo

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Pubblicato in Luoghi e viaggi

Il blog, il mio (primo) libro

Il mio sogno nel cassetto è – un giorno non troppo lontano – scrivere un libro.
Rifletto: i personaggi, la trama, la narrazione, i capitoli ed il finale entusiasmante, come potrò mai realizzare una simile epopea?
Conscio di non possedere il dono della scrittura, rinuncio prima ancora di provare.

Mi lecco le ferite e per consolarmi divoro i libri altrui: leggere, leggere, leggere è l’unica regola valida per allenare il talento di scrittore acerbo.

M collego al mio blog di «mostri» e scorro le pagine del sito.
Sorrido: in ogni riga rivedo me stesso.

La passione per la scrittura

La rilettura dei miei post pubblicati tempo addietro, però, mi provoca anche una reazione opposta e scatena (spesso) una leggera orticaria galoppante. Studio quelle parole scritte con passione (e sudore) e penso: «come ho potuto pubblicare una simile idiozia?» oppure «ma cosa volevo dire con questo articolo?».

La verità è diversa e chi ha la passione per la scrittura (che non implica necessariamente riuscire a scrivere) sa benissimo che leggere quotidianamente i post pubblicati su un qualsiasi sito (celebrità o perfetto anonimo, il concetto è lo stesso) permette di conoscere l’autore, il suo modo di vedere la vita e – tutto sommato – che tipo è.

Un blog è la casa dello “scrittore on-line” e visitare questo spazio significa accomodarsi comodamente nel salotto in compagnia dell’autore. Si potrà essere d’accordo o meno con le riflessioni ed i commenti degli altri ospiti, il confronto aumenta la conoscenza e – dopo mesi/anni di frequentazione virtuale – leggere il post del blogger diviene una piacevole abitudine giornaliera, un momento di relax o di approfondimento proprio come se si bevesse una buona tazzina di caffè a casa di un amico.

Ad oggi, non conosco il numero di post che ho pubblicato però posso affermare con certezza matematica di ricordare esattamente il perché di ogni articolo, quale stato d’animo nascondesse ed il messaggio che si porta dentro.
Ogni post un’idea espressa, una riflessione personale, il momento di una esistenza, il paragrafo di una giornata, un capitolo della mia Vita, una parte di me.
Dunque, con soddisfazione prendo coscienza: il mio blog  è il primo libro che ho scritto (anzi, che sto scrivendo).

Un volume in continuo aggiornamento, una nuova pagina un’evoluzione del personaggio, ogni riga un dettaglio della trama.
E questo post ne è la prefazione.

Per il finale ed i dovuti ringraziamenti c’è tempo, finché la passione mi sorregge continuerò l’opera.
Rimando gli affezionati Lettori al prossimo post, un nuovo, avvincente capitolo del mio primo libro!

MMo

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Pubblicato in TV e Media

«La carta igienica, la nuova frontiera della pubblicità»

La pubblicità è l’anima del commercio, lo sa bene Luca (per inciso è mio fratello: mi costituisco alla Rete prima di essere sommerso dalle solite, stantie accuse di conflitto di interessi e finanziamento illecito ai siti web).

In una società ultramoderna la cara, vecchia carta igienica resiste ad ogni rivoluzione iper-tecnologica e conserva il suo ruolo centrale. In più, secondo il sito Adspaper.eu si arricchisce di nuovi significati: la bianca carta diviene il cartellone pubblicitario, lo strappo un volantino, il rotolo un libro da sfogliare durante quei momenti interminabili eppure necessari ad ogni essere umano, uomo o donna che sia.

In un locale, al museo oppure al ristorante, l’attesa (al wc) ingannata sbirciando gli annunci, piccoli banner ecologici che poi si disintegreranno sotto i colpi dello sciacquone. Nella mente del (lettore) bisognoso, resterà il messaggio dell’inserzione.

L’idea è geniale nella sua semplicità: perché sprecare quel bel rotolone senza comunicare informazioni?
E’ la nuova  frontiera dello spot che non risparmia nessun luogo: ogni spazio viene okkupato dallo slogan, l’annuncio diviene micro e si visualizza su un rotolo di carta igienica come sullo schermo di un tablet, il concetto è il medesimo.

La parola a Luca, ideatore del sito ufficiale Adspaper.eu ed unico distributore in Europa del nuovo marketing via carta igienica.

 

La carta igienica, la nuova frontiera della pubblicità

 

D: Luca, siamo curiosi e vogliamo capire bene di cosa si tratta. Spiegaci tu cos’è AdsPaper
R: AdsPaper è il nostro modo rivoluzionario di fare pubblicità, stampiamo le inserzioni promozionali sui rotoli di carta igienica che poi distribuiamo gratuitamente nei locali pubblici, un concetto moderno ed innovativo che garantisce un’altissima visibilità (c’è un feedback del 95% circa), e il costo di € 0,02 per messaggio rende AdsPaper uno strumento marketing formidabile

D: supponiamo: sono il proprietario di una pizzeria. Cosa devo fare per pubblicizzare la mia attività sui rotoli di carta igienica?
R: è semplicissimo: basta andare sul nostro sito Adspaper.eu->Cos’è (dove tra l’altro si possono trovare tutte le informazioni), scegliere la quantità di messaggi pubblicitari che si desidera stampare, inviarci il breve testo dell’inserzione, un eventuale coupon, i propri recapiti con il logo, e il gioco è fatto!

D: se, invece, richiedo i rotoli non rischio di far pubblciità ad altri locali simili al mio?
R: è un aspetto a cui siamo ben accorti; se ad esempio su un rotolo c’è la pubblicità di un ristorante, quello stesso rotolo non sarà mai recapitato ad un’attività concorrente

D: Luca, la carta igienica la distribuite gratuitamente, non dimentichiamo però l’uso principale per la quale è nata. Garantite la qualità del prodotto? Le stampe degli annunci sul rotolo, non potrebbero risultare in qualche modo nocivi al consumatore?
R: assolutamente no. Infatti l’inchiostro è a base di soia (per intenderci è lo stesso usato per la carta igienica con sopra Topolino e Minny che viene impiegata spesso dai bambini), inoltre utilizziamo solo carta riciclata. Abbiamo un lato green molto sensibile :-)

D: quali feedback state ricevendo dai clienti ai quali avete già distribuito la carta igienica con gli spot?
R: al momento della consegna sicuramente l’espressione più ricorrente è l’effetto sorpresa, seguito da un bel sorriso. Il feedback è estremamente positivo, forse anche al di là delle nostre aspettative poiché siamo “sul mercato” da pochissimo tempo! I rotoli vanno letteralmente a ruba.

D: oltre ad inserzioni pubblicitarie sui rotoli abbiamo visto anche la presenza di coupon che offrono sconti, di cosa si tratta?
R: avete scrutato proprio bene. E’ un consiglio, una possibilità che diamo agli inserzionisti, quella di inserire uno sconto nel loro messaggio, in questo modo hanno un feedback concreto, è più facile conquistare nuovi clienti offrendo loro sconti e buoni omaggio. Ad esempio un bar ha inserito un simpatico omaggio, recita così: “per te un caffè gratis se presenti questa coupon alla cassa”. Il proprietario del bar mi ha raccontato che è stato divertentissimo quando i primi clienti arrivavano con lo strappo del rotolo di carta igienica in cassa, è un modo come un altro per ampliare la propria cerchia di clientela, e questo è un metodo che funziona.

D: Quante inserzioni diverse inserite in un unico rotolo?
R: per far ottenere agli inserzionisti il miglior risultato in termini di visibilità, siamo arrivati alla conclusione che con 7 messaggi diversi per rotolo si raggiunge il maggior numero di potenziali clienti

D: a fine intervista, regalaci un’indiscrezione per i nostri lettori: pensi che un giorno il business possa essere esteso anche ai fazzolettini di carta?
R: a questa domanda è prematuro rispondere. La pubblicità sulla carta igienica è un’idea studiata con il cervello. In quei momenti li, si ha tempo per leggere, e inoltre chiunque prima di utilizzarla, trovandosela sotto gli occhi, legge sicuramente cosa c’è scritto sopra. Altre forme di marketing sono obbiettivi che ancora non mi pongo, la nostra missione è quella di creare un network europeo

D: Luca, chiudiamo questa conversazione con una tua osservazione finale: vai, il microfono è tuo.
R:  Adspaper.eu è un progetto nato con entusiasmo, basato su un nuovo modo rivoluzionario ed economico di fare pubblicità, che garantisce un’ottima visibilità agli inserzionisti. Tutto questo è davvero… stimolante!

 

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MMo

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Pubblicato in Interviste, TV e Media

Il tram veloce di Napoli: è giunto il tempo delle risposte?

Fuorigrotta è il quartiere dove sono nato e ho vissuto fino alla venerabile età di sette anni.

E’ una zona di Napoli centrale e ben organizzata: collegata con il resto della città dalla metropolitana, attraversata da svariate linee dell’ANM – gli autobus cittadini – presenta multisala, piscine, la rinomata Mostra d’Oltremare, il parco giochi dell’Edenlandia, l’importante polo universitario di Monte Sant’Angelo e la storica facoltà di ingegneria.

E poi, è il luogo dove “vive” il mitico stadio San Paolo, tra l’altro sede delle semifinali del mondiale Italia90.

Ed è proprio per essere all’altezza dell’evento calcistico, in quegli anni il quartiere si rifece il look …

La mia attenzione oggi cade sul leggendario tram veloce che avrebbe dovuto collegare il rione limitrofo allo stadio con piazza Municipio, nei pressi del monumentale Maschio Angioino.
Svariate stazioni sono sorte tra i 6.5km. che separano le due mete: viale Augusto, piazza Italia e poi sulla riviera di Chiaia, luogo dove si è consumato la tragedia qualche mese addietro (la casa crollata per le infiltrazioni d’acqua era vicino ad un cantiere della metropolitana veloce).

Ebbene, dopo ventitré anni (23!) il tram veloce non ha ancora percorso un metro.

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Le stazioni sono mausolei chiusi ed abbandonati, oramai parte integrante dell’arredo urbano.
Suppongo che la stragrande maggioranza dei napoletani sia assuefatta alla visione di queste fermate mai aperte: lo scandalo è divenuta normalità, lo sperpero di denaro pubblico per un’opera mai terminata la regola.

Di chi sono le responsabilità penali, civili (ed etiche)?
Qualcuno ha pagato il conto per un simile dissesto?

Fermo fuori la stazione di piazza Italia, alla fine di viale Augusto a poche centinaia di metri dalla grotta che porta a Mergellina, guardo sconsolato il «mostro», nessun cartello annuncia una ipotetica “fine dei lavori” oppure una futuristica apertura.

Mi chiedo perplesso: è giunto il tempo di sapere cosa ci sta sotto viale Augusto?

MMo

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Pubblicato in Disastri

Enrico Mentana e l’anonimato in Rete: scrivo, dunque sono

Il mio account twitter è un pezzo rilevante della mia identità digitale.
Oltre al nome e cognome, ho caricato addirittura una fotografia e – se per assurdo – un internauta perditempo, non avendo nulla di meglio da fare, digitasse “mario monfrecola” su un qualsiasi motore di ricerca, tra i primi risultati troverebbe i miei prelibati cinguettii.
«Sì, è proprio lui!» esclamerebbe chi mi conosce, «che bel ragazzo» il visitatore ignaro, «uaooo, quanti tweet interessanti» il navigatore buongustaio.

Su facebook, invece, sono Ed Hutchinson.

 

Enrico Mentana, cosa vuol dire anonimo oggi su internet?

 

Utilizzo l’affollato social network come “piazza di spaccio” dei link ai miei post (niente panico, a breve inserisco il collegamento anche a questo articolo): i miei duemila amici non trovano nessuna informazione personale, niente foto e immagini di parenti, battesimi e comunioni, nemmeno una dichiarazione d’amore o profondi pensieri sulla cataratta del bisnonno, solo link.

Chi sia Ed Hutchinson è presto svelato.
L’ammetto, un po’ mi assomiglia (tranquillizzo i salutisti, io non fumo), a suo tempo lo scelsi perché il buon vecchio Humphrey Bogart incarna l’idea del giornalista-eroe, icona della libertà di espressione: «è la stampa, bellezza. La stampa! E tu non ci puoi fare niente. Niente!»

Visto che ballo, eseguo una tripla carambola di rock’n roll e ballo fino all’estremo: su alcuni siti sono registrato con un mostruoso webmonster, su altri forum mi trovate con il cavalleresco nickname ballacoilupi.
Sono sempre io, me medesimo, a volte scrivo in chiaro altre volte mi esprimo con lo pseudonimo criptato perché, per discutere in Rete, non è sempre necessario esplicitare le proprie generalità.

D’altronde, bastano il nome, il cognome ed una fotografia per accertare la carta di identità virtuale?
La risposta è nota anche ai sassi.

E allora, su Internet come distinguere ciò che è vero da ciò che è palesemente falso?
Quale è la linea di demarcazione tra critica ed insulto? Tra informazione e bufala?

Non esiste una ricetta magica: occorre fidarsi di chi ha una identità digitale accertata, incrociare le fonti, verificare sempre in prima persona, leggere i feedback degli altri utenti: ognuno è ciò che esprime.

«E’ la Rete, bellezza. La Rete! E tu non ci puoi fare niente. Niente!».
Qualcuno lo spieghi anche ad Enrico Mentana.

MMo

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Pubblicato in TV e Media, Uncategorized

Walter Mazzarri, il Fergurson napoletano

Il calcio italiano è affetto da frenesia congenita ed i presidenti dei club sono gli esponenti più rappresentativi di questa patologia. Dalle Alpi alla Sicilia è un continuo valzer di allenatori, le vittime designate dal trita-calcio moderno. La storia insegna che nessuna squadra di serieA tollera il proprio mister per più di due o tre campionati di fila, poi si deve cambiare.

Se il club non raggiunge i risultati attesi, il presidente è autorizzato a silurare l’allenatore; al contrario, in caso di vittoria, è lo stesso mister a cambiare preventivamente aria prima di essere bocciato.
«Questione di stimoli», è lo slogan perfetto per liquidare e liquidarsi da una squadra e dai suoi tifosi, cioè da una città.

In questo ennesimo giro, il malcapitato di turno è il nostro Walter Mazzarri: la sua anima è in fermento, il dubbio è atroce ed il mistero fitto.
Andare via da eroe (magari nella Roma da rifondare) oppure restare e rischiare di vincere nel suo Napoli?
Il filo che separa la gloria dal fallimento è labile, il dubbio legittimo: prossimo capro espiatorio oppure nuovo San Gennaro al pari di Maradona e Bianchi?

 

Walter Mazzarri, il Fergurson napoletano

 

Ciò che non ha carpito Mazzarri è un concetto umano basilare: la forza di un allenatore non si evince dal numero di trofei alzati al cielo bensì nella costruzione della strada da percorrere insieme ai tifosi per raggiungere l’agognato traguardo. Il calcio è sogno, illusione, fedeltà, vittorie e sconfitte ma mai tradimento mercenario.

Le statistiche ci dicono che pochi allenatori hanno vinto qualcosa di veramente importante a Napoli.
Se, invece, si chiede ad un vecchio cuore azzurro: «quale allenatore ti è rimasto nel cuore?» si susseguiranno una serie di personaggi che – pur non arrivando mai primi – hanno regalato al popolo azzurro vere emozioni. Il Petisso Pesaola fece risorgere il ciuccio azzurro dall’ultimo posto per salvarlo dall’inferno della B, il leone Vinicio sfiorò lo scudetto, Marchesi e l’indimenticato Krol per una sfortunata partita col Perugia retrocesso.
Chi si ricorda del simpatico Albertino Bigon? Eppure ha vinto il secondo scudetto col Napoli di Maradona.

Fossi in Mazzarri non avrei dubbi: resterei sulla panchina azzurra un altro anno, poi ancora il successivo e poi ancora, ancora, ancora.
Le classifiche non dicono tutto, l’abbraccio eterno ai colori partenopei può trasformare il toscano nel Fergurson napoletano, il mitico allenatore seduto sulla panchina del Manchester United per ben ventisette anni.

Così Walter Mazzarri resterebbe per sempre nella storia del Napoli e di Napoli, a dispetto di coppe e scudetti.

MMo

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Pubblicato in Sport

Enrico Letta e la scelta (sbagliata) del ritiro spirituale: perché non Rosarno?

Enrico Letta annuncia via twitter l’imminente ritiro spirituale per il neonato Governo PD-PDL.

 

 

L’iniziativa può essere apprezzata oppure suscitare ilarità, dipende dai punti di vista. Ciò che a me, invece, indispettisce è la scelta del dove incontrarsi.

Dal sito ufficiale dell’abbazia di Spineto leggo che i ministri pernotteranno tra Val di Chiana e Val d’Orcia nell’adorabile campagna senese. A loro spese, ovvio.

Sorge spontaneo il quesito: chi ha scelto il luogo dove riunirsi?
Forse il Ministro del Turismo per rilanciare la bella Toscana? Oppure il Ministro dell’Economia a dimostrazione che – anche in tempo di crisi – è possibile coniugare una villeggiatura tra risparmio e qualità?

Io, da cittadino esigente, avrei preferito una meta diversa, un luogo icona della povertà, una zona dell’Italia degradata, un paesino del profondo sud nel quale la disoccupazione giovanile è a livelli record, una periferia dimenticata dove lo Stato è sostituito dalla malavita organizzata.
E allora, perchè non è stato scelto Rosarno per la due giorni di riflessioni dei politici?

Questo paese, in provincia di Reggio Calabria, è stato sotto la gogna mediatica per le gesti folli di Luigi Preiti, il pazzo criminale autore della sparatoria fuori Palazzo Chigi che ha quasi ammazzato il brigadiere Giangrande. Analisti, uomini delle Istituzioni, giornalisti e continue dirette televisive dalla piazza del paese, interviste a negozianti esasperati e ragazzi senza lavoro.
Tutti d’accordo su un punto: lo Stato ci ha abbandonato.

Perché non regalare a Rosarno la possibilità di ricostruire le strade colabrodo, aggiustare una scuola mal ridotta oppure restaurare il palazzo comunale?
Bastava una riflessione più sincera e meno appariscente … possibilmente da fare prima del ritiro.

MMo

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Pubblicato in Politica

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